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TARIFFE MOBILI: L’ASSALTO “PREDATORE” SI RIPETE?
di Luigi Orsi Carbone in Idee e imprenditorialità 11/09/2008

Premesso che ho un’interesse nella vicenda in quanto azionista e Presidente di Skebby giovane start up italiana che ha sviluppato un’applicazione cellulare per l’invio di SMS gratis (o quasi) via Internet.

I riallineamenti recenti delle tariffe mobili con l’aumento del prezzo dei servizi voce e la riduzione del prezzo degli SMS decisa e comunicata a qualche milione di utenti mobili con vecchi piani prepagati da TIM e Vodafone lo scorso agosto è stata oggetto di un più che giusto sollevamento da parte delle organizzazioni dei consumatori, stà avendo un importante riscontro sui media nazionali ed ha portato ad una diffida da parte di Agcom. Credo però che non tutti i “motivi” del perché la manovra non avrebbe dovuto essere autorizzata sia stati esplicitati. Infatti gran parte dell’attenzione sulla manovra è stata messa sulle modalità di comunicazione poco trasparenti (via SMS) ed in tempi troppo ravvicinati/sospetti e senza esplicitamente consentire cambio piano/operatore.

A mio giudizio andrebbe valutato anche se sia trattato di una strategia di ribilanciamento e/o di predatory pricing ovvero se l’impatto che tali manovre se ripetute in tempi ravvicinati potrebbero avere sia sui consumatori sia sulla nascente concorrenza di newcomer nel mercato dei servizi Internet non siano entrambe negative nel medio periodo.

La sensazione infatti è che dietro alla manovra chi detiene oltre il 70% del mercato della telefonia mobile abbia silenziosamente avviato una manovra di ribilanciamento dei prezzi trasferendo ricavi e margini da segmenti dove la nuova concorrenza potrebbe aprirsi un varco (servizi dati e Internet) verso mercati dove vige ancora l’oligopolio controllato (servizi voce peraltro che ha prezzi tra il 30-50% più elevati di altri Paesi Ocse) con un impatto neutrale sui conti economici degli operatori mobili ma dove a rimetterci è la nascente concorrenza sui servizi Internet mobile (il futuro nascente) e gli stessi consumatori nel medio periodo perché se la concorrenza non si sviluppa verrebbero precluse l’accesso a a nuovi servizi a prezzi stabilmente decrescentii. Anzi con l’espulsione dal mercato dei new comer meno efficienti si potrebbero poi avere prezzi/margini crescenti appunto “predatory strategy”.

Una storia di simile, anche se molto più cruenta e ripetuta, era già successa nel settore della telefonia fissa a cavallo degli anni ’90 dove in seguito alla progressiva liberalizzazione di alcuni settori del mercato (telefonia internazionale e lunga distanza) ed all’ingresso di nuovi competitor si era lasciato mano libera a Telecom Italia di ribilanciare le tariffe consentendole di ridurre drasticamente quelle sui segmenti in concorrenza già fortemente intaccate dai competitor ma contestualmente di aumentare quelle sulla telefonia locale di cui Telecom continuava ad avere un monopolio quasi assoluto (quasi 99% nei primi a fine 1999). In gergo queste tecniche competitive si chiamano “predatory pricing”. Il risultato infatti fù proprio un bagno di sangue per “tutti” i nuovi concorrenti, Planetwork/ePlanet (oggi Retelit)di cui sono stato fondatore e CEO inclusa (sfido chiunque a trovare anche un solo operatore nella telefonia fissa che abbia prodotto più soldi di quanto non abbia investito dal 1990 ad oggi) mentre Telecom Italia poteva così mettere al sicuro “ricavi&margini” tanto da raggiungere nei primi anni 2000 margini operativi record in Europa ( certamente non per una maggiore efficienza).
Il risultato di queste pratiche tariffarie è storia di oggi sotto gli occhi di tutti: poco più di una manciata di operatori alternativi a Telecom i cui bilanci sono, a dieci anni dall’apertura, ancora sussidiati da azionisti più/meno volenterosi e uno tra gli incumbent meno forti e competitive in Europa ( e non solo per il grande indebitamento accumulato).
Speriamo che questa volta le Autorità (Agcom e soprattutto Antitrust) facciano loro la lezione imparata nella lunga distanza e vigilino affinché la stessa storia non si ripeta nel nascente e molto promettente mercato dei servizi Internet mobile.

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